DIBATTITO SU QUESTIONI INTERNAZIONALI PER UNA CITTA' INTERNAZIONALE

giovedì 9 febbraio 2017

TRIESTE E LA NUOVA VIA DELLA SETA: UNA TRASMISSIONE DI RAI2 - IMPRENDITORI CINESI HANNO GIA' SCELTO TRIESTE GRAZIE AL PORTO FRANCO - VIDEO


Una trasmisione del 22 novembre scorso che forse non ha ricevuto l' attenzione necessaria: imprenditori cinesi hanno già scelto Trieste grazie all' unicità Porto Franco Internazionale.
Finora i "Punti Franchi" erano quasi disprezzati come un orpello del passato.


PER VEDERE LA TRASMISSIONE CLICCA QUI o sull' immagine.




mercoledì 8 febbraio 2017

Libia, il patto con il paese che non esiste- Un articolo di Lucio Caracciolo sul recente accordo italo - libico per regolare le migrazioni -


RUBRICA IL PUNTO Sono passati oltre cinque anni da quando liquidammo Gheddafi, al seguito di un avventuroso colpo di Stato franco-britannico. Da allora, sembra che lo sport preferito da noi europei sia la caccia a un suo degno successore, con il quale ristabilire lo scambio soldi contro blocco dei migranti che tanto brillantemente aveva funzionato.

Che senso ha firmare un accordo internazionale con un paese che non esiste?

Tre le risposte possibili: per inconsapevolezza della realtà; per disperazione; perché serve ad altri scopi.

Nel caso del memorandum d’intesa fra Italia e Libia, destinato a bloccare i flussi migratori illegali verso il nostro paese e il resto d’Europa, la prima ipotesi è esclusa.

Il nostro governo è perfettamente informato della situazione sul terreno, come e più dei partner (si fa per dire) comunitari, i quali ieri al vertice di Malta hanno solennemente benedetto l’intesa italo-libica.

La nostra ex colonia è infatti terra di nessuno, contesa fra centinaia di milizie e gruppi criminali di varia origine. Con tre pseudogoverni: quello internazionalmente riconosciuto di Fayez Mustafa al-Serraj, con cui abbiamo firmato l’accordo, che controlla – non da solo – i suoi uffici di Tripoli; il gabinetto rivale, insediato in un albergo tripolino, presieduto da Khalifa Ghwell; l’entità cirenaica, radicata a Tobruk, che ha nel generale Khalifa Haftar il suo uomo forte – peraltro ancora incapace di prendere il controllo di Bengasi.

La disperazione è invece un buon motivo.

Niente come la paura del migrante, tanto più se arabo e musulmano, agita le opinioni pubbliche occidentali. Trump ci ha costruito la fulminante ascesa alla guida della superpotenza americana. I partiti xenofobi in Europa vi puntano per allargare il consenso o mirare direttamente al governo, spingendo le forze politiche tradizionali a stravolgere la loro agenda più o meno liberale, pena la sconfitta alle urne. Meglio un accordo simbolico – un accordo con se stessi – che nulla.

La terza ipotesi è inverificabile per definizione. Entriamo nel campo delle operazioni coperte, che in un paese serio tali devono restare. Ma quando gli strumenti ufficiali non funzionano, è normale ricorrere a quelli almeno formalmente invisibili.

Dove non possono o non vogliono gli interlocutori tripolitani, potranno e vorranno eventualmente militari e funzionari di alcuni paesi europei, tra cui il nostro. L’importante è che non siano troppo palesi. Perché in quel caso scatenerebbero l’ennesima faida fra i “governi” locali su chi si è venduto allo straniero. E in cambio di che cosa. Serraj si è già molto esposto su questo fronte, sicché rischia di apparire asservito agli italiani.

Il fulcro del memorandum italo-libico è il controllo delle frontiere. Quelle marittime verrebbero affidate in prima battuta alla sedicente guardia costiera libica, certo non la più robusta fra le flotte delle entità locali che scorrazzano lungo la costa mediterranea, partecipando ai lucrosi traffici che teoricamente dovrebbero impedire.

Ancora più improbabile l’idea di sigillare le frontiere desertiche meridionali, da cui proviene la massa dei migranti.

Quanto ai “valori europei” e ai “diritti umani” proclamati a Malta, è arduo capire come si concilino con l’obiettivo di sistemare i migranti illegali nei centri di accoglienza libici, dove si segnalano le più brutali violenze. Né è corretto sostenere che si tratti in massima parte di migranti economici, se valgono i dati dell’Unhcr per cui nei primi tre trimestri del 2016 il 45% di chi è sbarcato in Italia avrebbe diritto a qualche forma di protezione internazionale.

Sono passati ormai cinque anni da quando liquidammo Gheddafi, al seguito di un avventuroso colpo di Stato franco-britannico, che sarebbe fallito senza l’arrivo in extremis della cavalleria americana.

Da allora, sembra che lo sport preferito da noi europei sia la caccia a un suo degno successore, con il quale ristabilire lo scambio soldi contro blocco dei migranti (leggi: loro detenzione in lugubri prigioni) che tanto brillantemente aveva funzionato.

Chiuderemo qualche corridoio, a prezzi che sarà meglio non conoscere, altri se ne apriranno.

L’unica certezza è che andremo ai tempi supplementari.






martedì 7 febbraio 2017

DUE TELEGIORNALI RAI CHE RIGUARDANO IL PORTO DI TRIESTE: LE POTENZIALITA' DEI PUNTI FRANCHI E DELLA FERROVIA EREDITATA DALL' AUSTRIA - Vedi convegno Limes sulla "Nuova Via della Seta"

FERROVIA E ZONE FRANCHE: PER IL VIDEO CLICCA SULL' IMMAGINE O QUI.

Per la storia della linea ferroviaria Transalpina clicca QUI -

A questa linea ferroviaria si ispirava la nota canzone popolare:
"E  'deso / che gavemo / la strada ferata / la boba in pignata / mai più mancherà "...



COMMERCIO MONDIALE E ZONE FRANCHE: PER IL VIDEO CLICCA SULL' IMMAGINE O QUI.

venerdì 3 febbraio 2017

LA TRADUZIONE IN ITALIANO DELLA PAGINA CHE IL PRIMORSKI DNEVNIK HA DEDICATO AL NOSTRO CONVEGNO SULLA "VIA DELLA SETA"

FAQ-Trieste ha pubblicato la traduzione italiana della pagina che il Primorski Dnevnik ha dedicato al nostro convegno di lunedì scorso. (clicca QUI).
Ecco il testo:

Il Primorski dnvenik ha dedicato quasi l’intera pagina di apertura della Cronaca di Trieste (pag. 3 di martedì 31.01.2017) al convegno promossa da Limes Club in collaborazione con la Libreria Einaudi.

Tutti e tre gli articoli e l’intervista a Lucio Caracciolo sono firmati da Aljoša Fonda.

TRIESTE – Alla Stazione Marittima grande interesse per l’incontro sugli investimenti cinesi

IL PORTO DI TRIESTE CERCA LA DIREZIONE GIUSTA SULLA NUOVA VIA DELLA SETA

L’incontro di ieri promosso alla Stazione Marittima sulle nuove vie della seta cinesi e sul possibile coinvolgimento del Porto di Trieste è stato oggetto di grande interesse, infatti buona parte del pubblico ha ascoltato in piedi gli interventi degli oratori in una stracolma sala grande. L’ospite principale della serata, organizzata dal centro culturale gesuita Veritas e dal Limes Club triestino in collaborazione con la Libreria Einaudi, è stato il direttore responsabile della rivista Limes, Lucio Caracciolo. Oltre a lui sono intervenuti il presidente del sistema dei porti adriatici orientali Zeno D’Agostino ed il presidente dell’associazione spedizionieri del Porto di Trieste Stefano Visintin. Ha moderato l’incontro il direttore del Centro Veritas Luciano Larivera.



         Caracciolo ha descritto gli imponenti progetti di infrastrutture denominati vie della seta dal governo cinese: con la costruzione di ferrovie, strade e porti intendono collegare gli spazi sconfinati dell’eurasia. Il modello economico cinese è in crisi, ed a tutto ciò contribuiscono diversi fattori: la corruzione, la sovraproduzione (soprattutto nell’industria pesante, che necessita di nuovi mercati), gravi problemi ecologici, enormi differenze tra le città ultramoderne e le periferie sottosviluppate del paese. La crescita economica ha subito un forte rallentamento. Xi Jimping “il leader cinese più forte dopo Mao”, ha abbandonato il basso profilo ed imboccato la via della politica aggressiva infarcita di nazionalismo.

         Le vie della seta assorbiranno trilioni di dollari. I cinesi hanno istituito un fondo di investimenti internazionale – la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), che al momento si avvale della collaborazione di 56 paesi: tra questi non ci sono gli USA, vi sono però i loro stretti alleati europei. Vi sono molte nuove vie della seta: una porta alla Russia attraverso la Mongolia, un'altra conduce all’Asia Centrale, un’altra ancora attraversa la Turchia e l’Iran, la quarta passa dal Mar Rosso al Mediterraneo. 

E proprio quest’ultima è interessante per l’Italia e Trieste. “Tempo fa i cinesi hanno visitato il porto di Taranto: il sindaco non si è degnato di riceverli e la logistica di basso livello li ha fatti desistere. A Venezia parlano di grandi progetti, ma siamo ancora alle chicchiere. L’Italia interessa ai cinesi, ma hanno osservato che da noi è difficile che qualcosa venga attuato o compiuto”, ha commentato Caracciolo. Nel frattempo hanno investito in Grecia nel porto del Pireo, che ha però un enorme difetto: le merci devono passare attraverso i Balcani, che hanno pessime infrastrutture e sono politicamente instabili. 

“Per molto tempo sono stati gli americani a decidere per noi. A Trump non interessa l’Europa, mentre sul versante delle relazioni tra USA e Cina potrebbe scoppiare una grave crisi. Per questo bisogna riflettere con la propria testa L’Italia è debole e deve cominciare a guardare a mercati più distanti: abbiamo i mezzi, ma dobbiamo sapere, cosa vogliamo”, ha concluso l’oratore.
         
Zeno D’Agostino ha concordato che l’Italia non riuscirà a tener testa alle sfide se rimarrà priva di una visione di sviluppo. Per quanto riguarda Trieste ha affermato di non essere interessato ad un mero aumento del numero di container: “Non voglio attirare ed aumentare traffici ad ogni costo, se i container non apportano anche un valore aggiunto. L’aumento dei traffici in transito per me non è interessante. Trieste può invitare i cinesi ed offrire qualcosa in più: i punti franchi, dove è possibile anche lavorare e trasformare le merci, produrre. E’ così che la cosa può diventare interessante. “ Dice di aver imparato molto dagli interlocutori cinesi. Tra l’altro anche che non sono interessati solo a dazi doganali inferiori. “Loro vogliono venire in Italia per una questione di immagine, per i brand presenti. Quindi, se parliamo solo di attività portuali, Trieste forse non rappresenta la soluzione migliore. Se invece vogliamo creare qualcosa di più, abbiamo buone carte da giocare.”
         
Era d’accordo anche Stefano Visintin, che ha descritto dettagliatamente i vantaggi dei punti franchi triestini (ovvero del punto franco internazionale sancito dal Trattato di Parigi), sia nel settore delle operazione doganali che in altri procedimenti. E’ però convinto che i cinesi intendano utilizzare l’Adriatico per “chiudere il corridoio “ verso Mosca, alla quale conducono altre vie della seta terrestri.
                                                                                                   Aljoša Fonda   


                                                                                                                         
CONVERSAZIONE – Il direttore responsabile di Limes Lucio Caracciolo sulle vie della seta

“I cinesi non investono ancora in Italia anche a causa del nostro disinteresse”
Lucio Caracciolo, fondatore e direttore responsabile della rivista di questioni geopolitiche Limes, è abbastanza critico nei confronti dell’indecisione e inefficacia dell’approccio italiano riguardo le opportunità rappresentate dalla Cina. “Nei colloqui con i cinesi si percepisce da un lato un grande interesse per l’Italia, dall’altro anche un forte senso di delusione, perché hanno compreso che alle belle parole degli italiani non seguono i fatti”, dice.

La Cina guarda con interesse all’Europa: come potrebbero inserirsi Trieste e l’alto Adriatico nei suoi assi commerciali e che cosa potrebbe offrire questa parte d’Europa agli investitori cinesi?
“Le vie della seta sono progetti infrastrutturali di ampio respiro, con i quali vorrebbero strutturare i collegamenti tra Cina ed Estremo Oriente e l’Europa. Questi assi passano anche attraverso il mediterraneo e quindi interessano anche l’Italia. O almeno così dovrebbe essere, se ci doteremo di infrastrutture adeguate. Dobbiamo saper attirare ed accogliere investimenti stranieri, soprattutto cinesi, migliorare attraverso tali investimenti i nostri porti, i retro porti ed i collegamenti ferroviari. Così potremo aggiungere al vantaggio costituito dalla nostra posizione geografica (vicinanza al Canale di Suez) anche reali vantaggi economici. Finora non siamo stati capaci di concretizzare tutto ciò.

I cinesi stanno già investendo in europa, ad esempio sulla penisola balcanica. L’Italia non appare  in forte ritardo?
Indubbiamente, infatti non disponiamo di informazioni su eventuali investimenti cinesi nelle infrastrutture italiane. Sembra che i cinesi abbiano depennato dal proprio elenco alcuni porti anche a causa del nostro scarso interesse. Questo ci reca esclusivamente danno. Se a questo aggiungiamo le invidie e le gelosie proprie del localpatriottismo di alcuni porti italiani  possiamo dire che il quadro complessivo non appare molto incoraggiante.

Il nuovo presidente americano Donald Trump intende ostacolare gli scambi commerciali tra USA ed Asia. Questa strategia potrebbe rivelarsi utile all’Europa, se parte di questi traffici si “rivolgerebbero” a noi?
Credo non vi sia alcun collegamento diretto. Le barriere protezionistiche alla fine causeranno problemi a tutti, anche a noi. Se ciascuno deciderà di tutelarsi dietro ad un muro, non arriveremo lontano. (af)
  


TRIESTE – Il Progetto
Un settore speciale nel punto franco?
La Camera di Commercio giuliana e la sezione triestina della’associazione World Trade Center stanno predisponendo un progetto per la costituzione di un settore speciale (o specifico – n.d.t.) all’interno dei punti franchi del Porto o di Porto Vecchio, nel quale costruire un magazzino, una sala espositiva ed uffici. In tale settore potrebbero aprire i propri uffici di rappresentanza molte imprese di stati extra UE e soprattutto dell’Estremo Oriente. La proposta è stata illustrata dal Presidente della CdC Antonio Paoletti e del WTC triestino Enrico Samer, che presenteranno il progetto all’assemblea mondiale di WTC che avrà luogo ad inizio aprile a Las Vegas.


ROMA – Preparativi per la visita ufficiale a Pechino
In Cina vanno Genova e Trieste
Il sindaco di Venezia infuriato con il ministro

Il governo italiano sta predisponendo una visita ufficiale in Cina, ed in grande stile, infatti della missione dovrebbe far parte anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al centro dei colloqui tra il ministro italiano per le infrastrutture Graziano Delrio ed i rappresentanti del governo cinese dovrebbero esserci anche i porti e gli investimenti cinesi alle infrastrutture sulle cosiddette vie della seta. Ancora prima della visita ufficiale però dovrebbe aver luogo, a fine febbraio, un incontro dei presidenti dei porti di Genova e Trieste con i partner cinesi. La notizia, confermata anche al convegno di ieri da Zeno D’Agostino, secondo il Corriere del Veneto (inserto del Corriere della Sera) ha fatto infuriare il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che ha manifestato tutta la propria delusione via twitter: “Così non va, Graziano Delrio. La via cinese taglia fuori Venezia ed il suo porto? Vi sembra logico?” (af)

giovedì 2 febbraio 2017

LA MAPPA DELLA NUOVA VIA DELLA SETA PRESENTATA AL CONVEGNO DEL 30 CON UN COMMENTO -


Una carta a colori di Limes 1/2017 Cina-Usa, la sfida.
carta di 

“La fitta rete di collegamenti terrestri e marittimi eurasiatici – estesa all’Africa, all’America Latina e potenzialmente al resto del mondo – che Xi Jinping ha proposto quale marchio della sua politica estera sarebbe astuto mascheramento della geopolitica neoimperialistica di Pechino.

Interpretazione estensiva, favorita dall’ambiguità della retorica cinese e dalla vaghezza del progetto, appena ribattezzato Bri (Belt and Road Initiative), che coinvolge oltre quaranta paesi mentre altre decine sarebbero in lista d’attesa. Tutti convocati per maggio a Pechino, dove Xi Jinping celebrerà un grandioso rito propiziatorio dell’impresa comune.

In una prospettiva di lungo periodo, questa strategia esprime l’anelito a una globalizzazione di stampo cinese, destinata a succedere a quella americana. Senza cimentarsi nello scontro militare diretto, per il quale la Repubblica Popolare non ha i mezzi. Per scommettere invece sulla proiezione economico-commerciale, con il dovuto accompagnamento propagandistico a sostegno del marchio Cina. Così allargando e radicando la sua sfera d’influenza.

In chiave geostrategica, la Bri è la contromossa di Pechino rispetto al «ribilanciamento verso l’Asia» varato da Obama. Ovvero il tentativo di costruire una cintura di contenimento regionale anti-cinese imperniata sugli Stati Uniti, estesa dall’India al Giappone e all’Australia, includendo Vietnam, Corea del Sud, Filippine più altri «amici e alleati».

Questo schieramento dovrebbe pre­mere sulla Cina a sud e a est, ma lascia aperti enormi varchi a nord e a ovest, dalla Russia e dalle satrapie post-sovietiche in Asia centrale fin verso il mercato europeo.

È su queste direttrici terrestri che si concentrano i massicci investimenti infrastrutturali cinesi, in partnership più o meno convinta con i paesi attraversati dalla strategia reziaria.

Per chi non volesse capire, il generale Qiao Liang spiega che la Bri «è una strategia di protezione contro la mossa americana verso est».”

IL NOSTRO CONVEGNO SULLA STAMPA SPECIALIZZATA - PUNTI FRANCHI FONDAMENTALI NEL DIALOGO CON LA CINA: UN GRANDE VANTAGGIO COMPETITIVO PER IL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE -


Riteniamo molto importante la risonanza che ha avuto il nostro convegno di lunedì scorso (Porto di Trieste e Nuove Vie della Seta) sulla stampa specializzata nazionale: adesso le tematiche del Porto Franco Internazionale di Trieste, che ha sempre sofferto di una generalizzata ignoranza, stanno circolando negli ambienti più influenti del settore.
Non solo, ma anche l' ANSA ha rilanciato questi temi a livello nazionale.

Anche questo è un servizio alla città ed al nostro porto.

L' articolo di "TRASPORTO ON LINE la community della logistica merci " è reperibile cliccando QUI e dice:

"
Porti: D'Agostino,punti franchi fondamentali in dialogo Cina - TRIESTE - "Per poter dialogare con i cinesi a testa alta, lo strumento dei punti franchi è fondamentale. La partita del nostro porto si gioca qui". Lo ha detto il presidente dell'Autorità portuale dell'Adriatico Nord orientale, Zeno D'Agostino, a margine di un convegno sulle "nuove Vie della Seta", organizzato a Trieste dal locale Limes Club.
D'Agostino invita tuttavia alla cautela nel rapporto con il gigante asiatico: "Chiariamoci le idee e non trasformiamo il rapporto con la Cina - ha precisato - in una corsa a chi si porta per prima a casa i cinesi. Sul progetto Vie della Seta ci siamo un po' persi, concentrandoci sullo strumento invece che sull'obiettivo. Non basta essere 'sommersi' di contenitori, ma serve un'idea di ciò che si vuol fare. A Trieste si lavora per creare valore e occupazione, per dare supporto al territorio, alla sua economia e al suo sistema trasportistico. Dire che la Via della Seta deve passare di qui, da Venezia o da Capodistria è un esercizio che lascia il tempo che trova, perché probabilmente chi si vende di più ottiene il suo risultato".
Il presidente dello scalo triestino ha infine sottolineato che "a noi non piace venderci. Bisogna ragionare su cosa significa portare qui determinati traffici senza essere soggetti passivi: parliamo di grandi colossi e dunque dobbiamo capire cosa possiamo proporre ai cinesi. Più che sul se dobbiamo ragionare sul come, facendo capire che non siamo un porto su cui far passare delle merci ma un territorio che può dare un valore aggiunto alla cooperazione con la Cina. A Trieste le merci possono arrivare e venire lavorate, creando un vero valore aggiunto. E per fare questo - ha concluso - i punti franchi sono un vantaggio competitivo che gli altri scali non hanno".

Un autentico "sdoganamento" dei Punti Franchi che fino a poco fa    venivano sovente tacciati di "essere superati": un cambiamento radicale di clima.

Anche la Gazzetta Marittima, quotidiano 

specializzato pubblicato a Livorno parla del 

nostro convegno:

"Il sogno cinese per la via della seta-TRIESTE – Per iniziativa di “Limes” si è svolto presso la stazione marittima triestina il convegno su “Italia, porto di Trieste e sogno cinese:le nuove vie della seta”. Sono intervenuti il direttore di “Limes” Lucio Caracciolo, il presidente dell’Autorità portuale di sistema dell’Adriatico orientale Zeno D’Agostino e il presidente dell’associazione degli spedizionieri Stefano Visintin.
La “grande via della seta” è una iniziativa economica e strategica avviata dal governo cinese con investimenti di 140 miliardi di dollari per le sole infrastrutture.  L’obiettivo è far rinascere quei collegamenti storici tra la Cina e l’Europa che un tempo erano affidati alle carovane dei cammelli e ai dhow sull’oceano indiano, e oggi hanno invece come vettori fondamentali le grandi navi full-containers e i treni. Per entrambe le modalità Trieste si pone come punto di arrivo per tutta l’Europa centro-orientale e nel dibattito che si è svolto lunedì sera sono stati presentati progetti, iniziative e offerte triestine."





mercoledì 1 febbraio 2017

IL SERVIZIO RAI SUL CONVEGNO "PORTO DI TRIESTE E NUOVE VIE DELLA SETA" DEL LIMES CLUB TRIESTE


Vi sono stati numerosi servizi sui media locali e nazionali sul convegno del Limes Club Trieste  di lunedì scorso.
Qui segnaliamo quello della RAI che è visibile dal MINUTO 15 E 12 SECONDI del TGR3