DIBATTITO SU QUESTIONI INTERNAZIONALI PER UNA CITTA' INTERNAZIONALE

sabato 15 febbraio 2025

TRIESTE, LA RIVIERA DI GAZA E LA VIA DEL COTONE DORATO

Trump si è incontrato con Modi, il

premier dell’India. Al termine di un vertice bilaterale alla Casa Bianca, hanno

annunciato che i due paesi «hanno concordato di lavorare assieme» alla

creazione di una nuova grande via commerciale, anzi «una delle più grandi rotte

commerciali in tutta la storia» nelle parole di Trump.

Trump ha descritto la nuova rotta in questi termini: «Correrà dall’India a Israele, all’Italia (Trieste ndr) e poi verso gli Stati Uniti, collegando i nostri partner, i porti, le ferrovie e i cavi sottomarini».

Si tratta della “Via del Cotone” di cui abbiamo già parlato che sfocerebbe sul Mediterraneo poco più su della nuova “Riviera di Gaza”, il resort di lusso annunciato da Trump che lo vorrebbe costruire sull’ immenso cimitero previa deportazione della popolazione palestinese.

Il fatto che il Presidente degli USA ne parli in una cerimonia ufficiale dimostra che il progetto che riguarda Trieste ha superato lo stadio dei think-tank dell’ Atlantic Council e del National Interest per entrare nella sfera dell’ esecutivo americano (e israeliano).

Poco importa a Washington se il progetto di “Riviera di Gaza” e deportazione di massa degli abitanti incontra l’opposizione dell’intero mondo arabo e della maggioranza dei paesi rappresentanti all’ONU e diventi una bomba d’instabilità nell’intera area.

La stessa Arabia Saudita, il cui territorio dovrebbe ospitare gran parte del tracciato della nuova rotta commerciale, è contraria ai progetti americo-israeliani su Gaza e indisponibile a sottoscrivere i “Accordi di Abramo” con Israele in queste condizioni.

Insomma, gli Stati Uniti con una mano promuovono un’iniziativa immobiliare che destabilizza l’intero Medio Oriente con la deportazione di due milioni di persone (la Riviera di Gaza) creando le basi per una conflittualità eterna, con l’ altra propongono rotte commerciali possibili solo su un territorio realmente pacificato.

Perché a Trieste si debba investire su questo caos resta un mistero. A meno che non si tratti di una pura genuflessione al presunto egemone.

Oggi "Formiche", organo di influenza USA, ha pubblicato un articolo che sollecita il governo italiano in tal senso (clicca QUI).

Al Festival della rivista Limes appena svoltosi a Genova c’è stata una tavola rotonda su Trieste e la “via del cotone”, per l’ occasione rinominata “via dell’ oro” per motivi di marketing, in cui il rappresentante del centro studi di Banca Intesa ha precisato che questo progetto commerciale può candidarsi a raccogliere al massimo il 15% del traffico di Suez. Quindi troppo poco per reggere gli enormi costi di infrastrutturazione: il che ne evidenzia le reali finalità strategico militari di controllo dell' Indo Mediterraneo sottostanti a quelle commerciali sbandierate.

Sull’ iniziativa di Limes torneremo.

PD

Nota: Per approfondire c' è il libretto  "Trieste e la guerra per le rotte commerciali mediorientali e per l’Istmo d’Europa"(clicca QUI) che è il seguito di “Trieste porto franco internazionale o bastione militare della Nato?”(clicca QUI)

P.S Il Corriere della Sera di sabato 15 ha pubblicato un dettagliato riquadro sull' argomento che è possibile leggere cliccando QUI.

Il progetto Imec


La nuova via del cotone

dall’India fino a Trieste

WASHINGTON C’è chi la

chiama la Via del cotone.

Il presidente Trump ha nominato l’Italia giovedì alla conferenza stampa con il premierindiano Modi, dicendo che è stata approvata una «delle più grandirotte commerciali della storia, dall’India a Israele all’Italia». Il memorandum d’intesa del progetto Imec (IndiaMiddle East-Europe Corridor) è stato firmato a New Delhi nel 2013, a margine del G20, dalla premier Giorgia Meloni e dai leader di Stati Uniti (Biden), India, Arabia Saudita, Emirati, Francia, Germania, Ue. Si tratta di due collegamenti: uno ferroviario tra l’Europa e il Golfo (Emirati, Arabia Saudita, Israele, Giordania), l’altro portuale tra India e Golfo. Prevede anche cavi perla trasmissione dei dati e dell’elettricità e tubature perl’idrogeno verde. Ora Trump e Modi convocano un incontro di Imec entro sei mesi per annunciare nuove iniziative. È una delle poche cose bipartisan passate tra le due amministrazioni Usa ed è anche un modo con cui l’Italia può essere partner attiva nell’Indo-Pacifico, il che è cruciale per gli Usa. «I due porti che traggono più affari da questo progetto sono Marsiglia e soprattutto Trieste», dice al Corriere James Carafano della Heritage Foundation, think tank conservatore vicino alle posizioni di Trump. «E poiché il presidente ci tiene ad ampliare gli Accordi di Abramo arrivando alla normalizzazione tra Israele e sauditi, è probabile che ci punti molto. PerImec serve la collaborazione israeloaraba».


«La dimensione

indo-mediterranea è stata

una felice intuizione di Meloni e resterà un pilastro della politica estera italiana in futuro. La via del cotone in alternativa a quella cinese della seta rappresenta una priorità per gli Stati Uniti e una grande opportunità geopolitica ed economica peril nostro Paese», dice Paolo Messa dell’Atlantic Council. L’Italia, secondo Kaush Arha dell’Atlantic Council, che fu tra i primi a concepire l’idea di Imec nel Trump I, dovrebbe spingere perfare di Trieste uno snodo fondamentale del progetto

Nessun commento:

Posta un commento