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martedì 17 gennaio 2017

Il Presidente Xi Jinping a DAVOS per la prima volta difende la globalizzazione - il discorso


Xi Jinping è il primo presidente cinese
 a partecipare al Forum economico mondiale di Davos e oggi nel suo discorso ha difeso la globalizzazione: “non è la causa dei problemi del mondo”.
Xi ha inoltre garantito (implicitamente a Trump, mai nominato) che Pechino non svaluterà artificialmente la propria moneta e non entrerà in una guerra valutaria.
Altro riferimento implicito al presidente eletto degli Usa, che ha minacciato di abbandonare gli accordi di Parigi sul clima: raggiungere un’intesa è stato difficile e tutti i paesi firmatari dovrebbero rispettarla.
La presenza del leader di una potenza formalmente comunista nel tempio del capitalismo, nelle stesse ore in cui un imprenditore formalmente contrario al libero commercio si appresta a diventare presunto leader del mondo libero è suggestiva. Ma non deve trarre in errore, soprattutto sulla Cina.
Ha scritto Giorgio Cuscito:
Pechino non vuole e non può sostituire Washington alla “guida del mondo” nel breve periodo.
La ragione principale riguarda la politica domestica. Il governo cinese deve risolvere molteplici sfide economiche interne e adottare le riforme necessarie per garantire l’approdo della Repubblica Popolare alla “nuova normalità”, fatta di tassi di crescita del pil (attualmente pari al 6,7%) non più a doppia cifra, miglioramento della qualità della vita, aumento dei consumi interni e dell’urbanizzazione, riduzione della dipendenza dalle esportazioni, dell’inquinamento e del divario tra ricchi e poveri.
Per Xi è prioritario liberalizzare il settore privato, il sistema finanziario e riorganizzare le imprese statali. Molti, che nel Partito comunista (Pcc), nelle Forze armate e nel tessuto economico del paese hanno accumulato potere e denaro grazie a esse, inevitabilmente si oppongono al cambiamento.
Xi, consacrato “nucleo” della leadership alla sesta sessione del 18° Comitato centrale del Pcc,ha cercato di sbaragliare i suoi antagonisti accentrando il processo decisionale e lanciando una dura campagna anticorruzione.
La lotta interna si protrarrà fino al prossimo Congresso nazionale del Partito comunista, nell’autunno 2017. In quell’occasione il presidente cercherà di formare un comitato permanente del Politburo e un comitato centrale a lui fedeli, così da porre in essere i cambiamenti ritenuti necessari.
Senza di essi, difficilmente Pechino potrà ergersi alla “guida del mondo” e, soprattutto, continuare a crescere.
La Svizzera ha cercato di non turbare l’arrivo di Xi arrestando a Berna una trentina di attivisti filo-tibetani.

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