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domenica 1 aprile 2018

IL NETWORK JIHADISTA NEI BALCANI - Un articolo di LimesOnLine


Il violento disfacimento della Jugoslavia ha fornito l’occasione da metà anni Novanta di installare nelle aree della Bosnia-Erzegovina a maggioranza musulmana una rete affaristico-terroristica in cui si è inserita al-Qa’ida.

Fra i suoi obiettivi c’era quello di creare legami con altre aree a presenza islamica dal Sangiaccato alla Macedonia/Fyrom, dando luogo a una vera e propria “dorsale verde“, raffigurata nella carta. Per realizzarlo, furono consolidati i canali con i gruppi della criminalità organizzata, autentici gestori di quei territori.

Di questo fenomeno e delle sue conseguenze odierne ha scritto su Limes 1/2018 ‘Alī Aḥmad al-Šammar:
La guerra in Bosnia aveva avuto un impatto decisivo sul tradizionale circuito criminoso balcanico, dove mafie serbe e mafie turche collaboravano o si scontravano per il controllo delle grandi direttrici di trasporto verso l’Europa centrale e occidentale. L’indebolimento del circuito transnazionale serbo operativo sul narcotraffico aveva portato al rafforzamento di quello albanese kosovaro che, dopo la crisi in Albania, aveva acquisito grandi depositi di armi, nel cui traffico si era specializzato.
I corridoi kosovari si strutturavano nelle Alpi albanesi e nel territorio montenegrino a forte presenza albanese, la Macedonia diventava il maggiore punto di transito di armi e di droga, un nuovo corridoio si profilava attraverso il territorio dell’ex Sangiaccato ottomano di Novi Pazar, in Serbia. Attraverso il corridoio del Sangiaccato, popolato in maggioranza da bosgnacchi, si evidenziava poi un incrocio di interessi islamico-mafiosi. […]
Oggi possiamo constatare come la collaborazione con la mafia kosovara abbia permesso ad al-Qā‘ida un reset organizzativo sui percorsi dei traffici locali e transnazionali dai Balcani all’Europa e viceversa, garantendo rifornimenti di armi, logistica sicura, documenti e possibilità di autofinanziamenti con trasferimenti che oscurano la possibilità di tracciarne l’identità. E, quando si è aperta la nuova palestra di reclutamento e di addestramento in Siria, di mantenere la continuità dei collegamenti via Balcani col teatro operativo europeo. […]
Nei Balcani il plusvalore della «dorsale verde» si manifesta quando, a seguito della insurrezione siriana nel 2011, la presa delle formazioni qaidiste si afferma non solo grazie a qualità intrinseche di radicamento sul territorio, ma soprattutto per effetto del flusso di armi, volontari e istruttori che provengono dal corridoio consolidato dei traffici mafiosi tra Bulgaria e Turchia. E che lavora, come si è verificato con i movimenti dei foreign fighters, nei due sensi: da e verso l’Europa.
Il corridoio bulgaro avrà il vantaggio di essere molto più «coperto» per le connessioni stabilite con le comunità di matrice musulmana in Bulgaria e le complanari che l’orografia bulgara permette a ridosso dei monti Rodopi. Nel versante occidentale, lungo la frontiera macedone, nei territori che ospitano comunità musulmane bulgare (pomacchi) e nel versante orientale, dove risiedono comunità turche.

Carta inedita a colori di Laura Canali in esclusiva su Limesonline.

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