Dalle lezioni di Peter Thiel a Roma al progetto per
il
Porto Vecchio di Trieste
Dal 15 al 18 marzo 2026, a Roma,
Peter Thiel parlerà di Anticristo e Apocalisse a una platea rigorosamente
selezionata dalla promotrice “Acts 17” in una location ancora segreta (La
Stampa indica la prestigiosa location dell’Angelicum - Pontificia
Università di San Tommaso d'Aquino)[1].
Il calendario romano
di Thiel si aprirà domenica 15 marzo con un raduno riservato della
community della Praxis Society: un evento di networking informale,
tra sundowner e cene private, concepito per accogliere i 'pionieri' e
gli investitori giunti in città prima del debutto ufficiale delle lezioni di
Peter Thiel.
Thiel considerato il ”guru della tecnodestra americana”, non è un filosofo-teologo o solo un potente investitore tecnologico di primo piano, ma uno degli snodi più influenti tra capitale, innovazione, potere politico (amministrazione Trump) e apparati strategici statunitensi.
Cofondatore di PayPal, fondatore di
Palantir adottato dai Servizi di diversi stati e sostenitore di progetti
avanzati nei settori della difesa (Anduril), dell’intelligenza artificiale e
dell’analisi dei dati. Nonché mentore e finanziatore (ufficialmente 15 milioni)
del vicepresidente americano J.D.Vance.
Molti sono sorpresi
del suo arrivo in Italia per lezioni sull’Anticristo che intrecciano
interessi politici, teologia politica e business.
Ecco un’estrema sintesi delle sue
posizioni definibili come “libertarian” e “accelerazioniste”di uno sviluppo
tecnologico senza limiti e controlli: chiunque si opponga al progresso
tecnologico e scientifico anche “transumanista“ in nome della paura
del trionfo della macchina sull’uomo, della distruzione climatica,
chiunque si ponga come una minaccia culturale alla libertà assoluta del mercato
e dell’individuo, costui è l’Anticristo. Cina in primis perché pretende di
soggiogare l’economia di tipo capitalista all’interesse collettivo
rappresentato dal Partito-Stato.
La presenza di Thiel a
Roma è da ricondursi anche alla ben nota fascinazione della tecnodestra
americana, da Thiel a Musk, per il mito dell’Impero Romano e Cesare che si
esprime anche nella promozione di un'estetica architettonica
definita “Heroic Futurism” che sembra riattivare quel cortocircuito
tra Futurismo e Romanità che fu caro al razionalismo del Ventennio.
Non si tratta di una banale nostalgia, ma di una strategia comunicativa:
fondere la stabilità del marmo imperiale con la velocità del silicio.
Ma l’influenza della
tappa italiana di Thiel pare estendersi oltre a Roma.
Infatti a Trieste
circolano voci sul potenziale interesse per lo speciale status del suo Porto
Franco Internazionale di ambienti imprenditoriali e finanziari che promuovono
l’idea di Charter City o Network State - che gravitano
attorno a Peter Thiel e a Praxis - e che avrebbero avviato prospezioni
riservatissime nella città giuliana.
Praxis è un’organizzazione,
che Thiel finanzia tra gli altri attraverso i suoi Founders
Fund e Pronomos Capital, che mira a costruire nuove Città-Stato
hi-tech: vere e proprie città fondate da una comunità di
"pionieri" (programmatori, artisti, imprenditori e investitori) dotata
di una giurisdizione privata.
Praxis progetta una
Charter City (si parla spesso di zone franche nel Mediterraneo) cioè un'unità
urbana autonoma istituita su un territorio concesso da uno Stato ospitante, il
cui fondamento culturale — teorizzato dal nobel per l’economia Paul
Romer ex capo economista della Banca Mondiale e Premio Nobel per l’
Economia 2018 e da Balaji Srinivasan influente teorico della Silicon
Valley libertarian di destra — risiede nell'idea che lo sviluppo
economico non dipenda dalle risorse naturali, ma dall'adozione di "regole
del gioco" (istituzioni, leggi e sistemi giudiziari) superiori e
indipendenti, capaci di attrarre capitali e talento umano attraverso un
ambiente normativo prelevato da modelli di successo globale.
La Charter
City riconfigura il rapporto tra cittadino e istituzioni in chiave
privatistica, sostituendo la sovranità territoriale con un ordinamento a
base contrattuale in cui l'adesione alle leggi non deriva dalla residenza,
ma dal consenso esplicito a uno statuto regolatore (Charter). Cioè,
semplificando, i “cittadini” sono come azionisti, le “leggi” vengono emanate da
una sorta di Consiglio d’Amministrazione e invece di un sindaco eletto a
suffragio universale si ha una specie di Amministratore Delegato.
Il concetto
di Charter City si ispira al successo di hub globali come Hong
Kong, Singapore o Dubai, metropoli che hanno costruito la
propria prosperità 'importando' ambienti normativi d'eccellenza (come
la Common Law britannica o sistemi fiscali iper-semplificati) per
attrarre capitali mondiali. Oggi, questa visione evolve in progetti come la già
realizzata Próspera, in Honduras: qui la governance non è più
un'imposizione statale, ma un servizio modulare erogato su base
contrattuale, dove residenti e imprese scelgono esplicitamente di sottostare a
regole d'avanguardia per operare con una velocità e una certezza giuridica
sconosciute alle burocrazie tradizionali.
Ne ha parlato recentemente anche il
Corriere della Sera del 10 gennaio scorso [2].
Ma perché l’interesse e le prospezioni in atto su Trieste?
La città è dotata di
un Porto Franco Internazionale, istituito dall’Allegato VIII del Trattato di
Pace del 1947 [3], ovvero è una Zona Franca extradoganale che
rappresenta un’anomalia giuridica unica in Europa, mai pienamente attuata ma
neppure formalmente chiusa.
Per decenni questa ambiguità di un
Trattato ufficialmente recepito ma mai pienamente attuato, è rimasta latente;
oggi, in una crisi geopolitica globale, è tornata visibile. E le eccezioni
tendono ad attrarre chi è disposto a usarle.
Dicevamo che Thiel
come Musk fa parte di quell’ecosistema che
ruota intorno all’amministrazione Trump e
all’autorevole Heritage Foundation, potentissimo centro studi conservatore
che ha redatto il famoso Project 2025 di ristrutturazione in senso
autoritario dell’architettura istituzionale americana cui si ispira Trump.
Come riportato da
un’inchiesta di HuffPost Italia del 18 aprile 2025: all’inizio del 2025 il
vicepresidente dell’Heritage Foundation James Carafano era a Trieste [4].
Il precedente 23
gennaio aveva partecipato ad un convegno in Senato che aveva lo scopo
di spingere l’Italia verso l’IMEC “Via del Cotone” come alternativa alla
“Via della Seta - BRI” con terminal a Trieste, e verso la Three Seas
Initiative “Trimarium” che vedrebbe Trieste come perno meridionale e della
logistica militare. Durante il convegno, alla presenza del Ministro degli
Esteri Tajani e del Ministro delle Imprese Urso, ha ricordato di avere “tanti
amici a Trieste” segnalando così che la città giuliana è già parte di una nuova
mappa del potere.
Un interesse non isolato, che
ritroviamo nell’intervista rilasciata ad HuffPost da Kaush Arha, già
senior advisor per le strategie globali del governo statunitense e organico
alla destra repubblicana - ormai di casa a Trieste dove opera come
connettore tra gli apparati di Washington e la realtà giuliana. Qui organizza
associazioni imprenditoriali, Summit internazionali per promuovere la “Via del
Cotone-Imec” e il “Trimarium” e convegni - in cui ha suggerito a Meloni di
dire a Trump: “Presidente, voglio che lei venga in Italia, a Trieste, e
inauguri la nuova Golden Road che da qui raggiunge l'India”.
Trieste appare come uno dei rari luoghi europei in cui potrebbero convergere tre dinamiche globali: la ridefinizione dei corridoi commerciali tra Asia ed Europa, la ricerca di zone economiche ad alta flessibilità normativa e l’emergere di modelli di governance sperimentali promossi da ambienti tecnologici transnazionali.
Dunque l’interesse dell’ecosistema
di cui fa parte Praxis, molto attiva a Roma tramite Acts 17 [5], non riguarda tanto la logistica portuale in senso stretto,
quanto la dimensione strategico militare e la possibilità di sperimentare forme
di governance speciali in territori giuridicamente non completamente
normalizzati come Trieste.
Esperienze come
le Zonas de Empleo y Desarrollo Económico (ZEDE) in Honduras, i
tentativi di charter cities in Ghana e in Madagascar, o i progetti
di seasteading promossi in passato dallo stesso Thiel, mostrano come
questi ambienti cerchino spazi regolatori di frontiera e Zone Economiche
Speciali in cui testare modelli istituzionali alternativi, come teorizzato da
Srinivasan nel suo libro “The Network State”.
In questo ambiente la massima di Carl Schmitt — «Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione» — assume una nuova veste tecnologica.
Per Thiel e i teorici
del Network State, la sovranità non appartiene più solo allo
Stato-nazione, ma a chi ha la capacità di creare e governare territori
"eccezionali".
Trieste, con il suo Porto Franco,
non ha bisogno di inventare una nuova legalità: possiede già un
"software" internazionale (l’Allegato VIII al Tdp del 1947) che
costituisce un’eccezione giuridica pre-esistente.
Attualmente si parla
di location per charter city non solo nella semidisabitata Groenlandia ma anche
nel popolato Mediterraneo, possibilmente in Europa, oscillando tra Grecia,
Cipro e Montenegro.
In quest’ ultimo paese
sull’Adriatico, stretto alleato USA e membro della Nato, Vitalik Buterin
(fondatore della criptovaluta Ethereum) ha ottenuto la cittadinanza nel 2022 e
ha dato vita a Zuzalu - una “pop-up city” sperimentale che
nel 2023 ha riunito l'ecosistema tecnologico e finanziario affine alla visione
di Thiel - avendo l’appoggio del primo ministro Spajić.
Un punto d’incontro
non ufficiale, ma importante, per la “comunità digitale” è anche
il Week End Media Festival di Rovigno (Croazia) - vicinissima a
Trieste - dove si è discusso informalmente anche di questi avveniristici
progetti urbani.
Non si tratta di progetti di charter
city definiti e imminenti, ma della manifestazione di una tendenza più ampia:
la ricerca, da parte di capitali tecnologici ad alta intensità geopolitica, di
luoghi in cui il quadro normativo possa essere riscritto o adattato, più
rapidamente di quanto consentano gli Stati tradizionali.
Qui Trieste, e
specificamente porto vecchio (61 ettari con zona franca costiera riestendibile
con semplice atto amministrativo a tutta l’area che avrebbe così, secondo
l’Allegato VIII al TdP 1947, extraterritorialità doganale rispetto
all’Italia e all’UE), viene letta come possibile piattaforma di sperimentazione
istituzionale: non una città da “colonizzare”, ma un caso limite in cui un
regime giuridico internazionale potrebbe essere riattivato o adattato per
attrarre capitale umano (nomadi digitali) e tecnologico.
Bisogna ricordare che
Porto Vecchio era la location in cui negli anni ’90 del secolo scorso doveva
sorgere, in regime di zona franca, il Centro Finanziario Off Shore,
previsto dalla legge 19/1991 e caldeggiato da Generali, che molto ricorda
l’attuale Dubai International Financial Centre con giurisdizione
speciale ed anche l’Abu Dhabi Global Market.
È un’area per cui già
esiste un progetto di riqualificazione urbana della Costim,
con partenariato pubblico-privato per 600 milioni, per il quale è
imminente il bando di gara comunale.
L’ipotesi che possa poi costituire
lo scheletro edilizio di un più ambizioso progetto di charter city suscita
timori legittimi, perché rischia di produrre enclave efficienti ma socialmente
divisive.Tuttavia sarebbe probabilmente accolta con favore sia dai cittadini,
perché creerebbe sviluppo e realizzerebbe il sogno della Singapore
sull’Adriatico [6], sia dalla classe politica locale perché risolverebbe
brillantemente il problema del pluridecennale abbandono di Porto Vecchio.
Oppure l’interesse dell’ambiente che
gravita intorno a Thiel riguarda le attività tipiche di Palantir (dati,
intelligence militare ed economica, governance tecnologica)? Non una
vagheggiata charter city libertarian ma un modello ibrido: Trieste porto
logistico + infrastruttura digitale + hub energetico + corridoio NATO snodo tra
IMEC e Trimarium?
Alla fine, sarà solo un’area per ricchi anziani e per turisti o un polo mondiale di sviluppo tecnologico capace di attrarre investimenti e talenti?
Tuttavia, il solo
fatto che Trieste possa venir presa in considerazione a vari livelli da potenti
attori internazionali segnala una cosa: l’inerzia è essa stessa una
scelta, e comporta una perdita progressiva di rilevanza.
Paolo Deganutti
NOTE
[1] https://www.lastampa.it/politica/2026/03/09/news/thiel_meloni_roma-15537566/
[2] https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_10/citta-stato-autogovernate-societa-perfetta-autoritaria-f3a4d96a-ef98-4895-a748-f4b98c9f4xlk.shtml
[3] Trattato di Pace del 1947 e suo Allegato VIII recepiti
nell’ordinamento italiano anche in atti recenti come il Decreto congiunto del
MIT e del MEF del 13 luglio 2017 sui Punti Franchi del Porto di Trieste: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-07-31&atto.codiceRedazionale=17A05237&elenco30giorni=true
[5] La community di Praxis tende a frequentare palazzi
storici del centro e club esclusivi. Negli anni passati sono stati segnalati
incontri presso Villa Lontana (Via Cassia) o in zone centrali
come Piazza di Pietra.
